Giovanni Leone

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Giovanni Leone 
19081103-20011109 
Giovanni Leone nasce a Napoli il 3 novembre 1908. Si laurea in giurisprudenza nel 1929 ad appena 21 anni e, successivamente, in scienze politiche sociali nel 1930. Insegna diritto e procedura penale nelle Università di Camerino, Messina, Bari, Napoli e Roma. Avvocato penalista. Nel 1944 si iscrive alla Democrazia Cristiana e nel 1945 è eletto segretario politico del Comitato napoletano del Partito. È eletto all'Assemblea Costituente nel 1946 nelle liste della Democrazia Cristiana, contribuendo attivamente alla elaborazione della Costituzione, in particolare come relatore del Titolo concernente la Magistratura. Deputato al Parlamento nel 1948, 1953, 1958, 1963. Vice Presidente della Camera dei Deputati nel 1950 e nel 1953. Presidente della Carnera dei Deputati nel 1955, 1958, 1963. Presidente del Consiglio dei Ministri nel 1963 e nel 1968, in due governi "balneari" della durata di pochi mesi. Viene nominato senatore a vita il 27 agosto 1967 dal Presidente Saragat "per aver illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo scientifico e sociaie". È eletto Presidente della Repubblica il 24 dicembre 1971 (a1 ventitreesimo scrutinio con 518 voti su 1.008): presta giuramento il 29 dicembre. Ha sessantatte anni. Il più giovane - fino a quel momento - Presidente della Repubblica e anche quello che impiega il maggior numero di scrutini per essere eletto, con appena 18 voti più del quorum. Sin dal discorso inaugurale, Leone si distanzia da Saragat definendosi un semplice "notaio" delle scelte del Parlamento e del Governo: "Il Presidente della Repubblica attinge alla Costituzione il complesso dei suoi poteri e l'indicazione dei relativi limiti. Non spetta a lui formulare programmi o indicare soluzioni". In anni difficili, di grande fermento civile e morale nella vita del Paese (referendum sul divorzio, riforma del diritto di famiglia, legge Basaglia sulla chiusura dei manicomi e regolamentazione del trattamento sanitario obbligatorio), di crisi economica (grave crisi energetica del 1971) e di un crescendo di terrorismo e stragismo (1974: piazza della Loggia a Brescia, bomba sull'ltalicus) che lanciano una sfida allo Stato democratico, in un momento in cui i partiti politici mostrano tutte le loro debolezze, colpiti dagli scandali, Leone si muove con prudenza istituzionale, nel solco dell'interpretazione notarile del proprio ruolo. È sempre rispettoso del dettato costituzionale. Secondo autorevoli costituzionalisti, la sua Presidenza è caratterizzata da una linea improntata all'indipendenza piena dai partiti e al rispetto scrupoloso delle istituzioni. A partire dal 1975 Leone rimane coinvolto in una dura e accanita campagna di stampa, orchestrata soprattutto dal Partito Radicale di Marco Pannella - che anni dopo gli chiederà scusa - e dal settimanale "L'Espresso", fino alla pubblicazione, nei primi mesi del 1978, del feroce pamphlet "Giovanni Leone: la carriera di un Presidente", della giornalista Camilia Cederna - che sarà poi condannata per diffamazione. Viene chiamato in causa relativamente allo scandalo Lockheed (tangenti per l'acquisto da parte dello Stato italiano di aerei americani) di cui sarebbe stato personaggio chiave, viene accusato di nepotismo e amicizie discutibili, di inadeguatezza al ruolo pubblico, vengono mosse pesanti contestazioni anche contro ì suoi familiari. Le accuse avanzate contro Leone non sono mai state provate. Fino al giorno delle sue dimissioni, Leone preferisce non rispondere pubblicamente, chiudendosi in un dignitoso silenzio. Risiede nel Palazzo con la moglie Donna Vittoria e i figli. Nomina senatore a vita Amintore Fanfani (1972). Si dimette il 15 giugno 1978, con un messaggio televisivo rivolto agli italiani, in cui dichiara "...la mia scelta non poteva essere che questa, voi cittadini italiani avete avuto come Presidente della Repubblica un uomo onesto". Alle dimissioni di Leone non è estraneo il ritrovamento, il 9 maggio 1978, del cadavere di Aldo Moro, rapito dalle Brigate Rosse il 16 marzo di quell'anno. Leone, contrariamente alla "politica di fermezza" adottata dalla massima parte del mondo politico, fu sempre favorevole alla trattativa con le Brigate Rosse. Muore a Roma il 9 novembre 2001. 
20011109 
19081103 

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