Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - II mandato

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Antifascista, Presidente della Camera dei Deputati (1992-1994), Senatore a vita (2005), eletto Presidente della Repubblica il 10 maggio 2006, è stato chiamato per un secondo mandato il 20 aprile 2013.

Uomo politico di grande prestigio personale, è il primo esponente proveniente dal Partito comunista a divenire Presidente della Repubblica.

Il primo discorso di insediamento, svolto il 15 maggio in un clima di tensione politica, segnato da un esito elettorale che registrava la mancanza di una maggioranza certa al Senato per il centro sinistra, consente di percepire lo stile che Napolitano intendeva imprimere al suo mandato - una funzione arbitrale, coerente con il sistema bipolare in cui si trovava ad operare, di intermediazione politica intesa a mantenere un equilibrato bilanciamento tra Parlamento e Governo, tra maggioranza ed opposizione -, uno stile che esprimeva attenzione ai profili delle relazioni costituzionali e agli equilibri fra gli organi, nell'auspicio dichiarato che fosse oramai arrivato "il tempo della maturità per la democrazia dell'alternanza".
Nel corso del mandato, nella funzione di rappresentanza dell'unità nazionale e di interprete delle istanze emergenti nel Paese, fu molto forte il richiamo ai valori dell'unità e della continuità dello Stato.

Altrettanto forte il richiamo al valore della politica, affinché potesse "recuperare il suo posto fondamentale e insostituibile nella vita del paese e nella coscienza dei cittadini", purché divenisse espressione di "moralità e cultura"; alla necessità di costruire basi comuni di memoria e identità condivisa, "fattore vitale di continuità, nel fisiologico succedersi di diverse alleanze politiche nel governo del paese"; all'impegno comune, con spirito di integrazione e patriottismo, per "ripercorrere e ricomporre..., in spirito di verità, la storia della nostra Repubblica, nata sessant'anni fa, come culmine della tormentata esperienza dello Stato unitario e, prima ancora, del processo risorgimentale".

Nel segno di una evidente continuità con la Presidenza Ciampi, Napolitano riteneva che la costruzione di una memoria condivisa avrebbe costituito la "premessa di una comune identità nazionale che abbia il suo fondamento nei valori della Costituzione [...] E' giusto parlare di unità costituzionale come sostrato dell'unità nazionale, un risoluto ancoraggio ai lineamenti essenziali della Costituzione del 1948 non può essere scambiato per puro conservatorismo.".

Il 6 maggio 2010 Napolitano da avvio alle celebrazioni per il 150º anniversario dell'Unità d'Italia.

Nel novembre, in occasione delle dimissioni del Governo Berlusconi e del conferimento a Mario Monti dell'incarico per la formazione di un nuovo esecutivo, il ruolo del Capo dello Stato fu giudicato di primario impulso alla riuscita dell'incarico tanto che, in un editoriale del 2 dicembre 2011, il New York Times attribuiva al presidente Napolitano il soprannome di "Re Giorgio", un chiaro riferimento a re Giorgio VI del Regno Unito, per la sua «maestosa» difesa delle istituzioni democratiche italiane anche al di là delle strette prerogative presidenziali e per il ruolo da lui svolto nel passaggio dal governo di Silvio Berlusconi a quello di Mario Monti.
Alla fine di dicembre il settimanale l'Espresso nominava il 2011 "l'anno di Napolitano" e, di conseguenza, egli stesso "uomo dell'anno".

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